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Cristo in croce con la Maddalena (Anton Einsle, 1825) - Preghiere

Sissignore! Sappiamo tutti che la preghiera è un rapporto diretto con Dio, un colloquio amichevole, confidente, per il quale non c’è bisogno di parole dottamente eleborate. Basta un sospiro, un pensiero. Nostro Signore sa benissimo, prima di noi, quello di cui abbiamo bisogno e premia la sola confidenza in Lui. Anzi, Egli sa più di noi quello di cui abbiamo veramente bisogno, fosse anche qualcosa per noi apparentemente spiacevole.

Lui stesso ci ha ripetuto chiaramente di non fare come i pagani, che per pregare moltiplicano le parole.

Ma tutti i santi, nella storia della Chiesa, hanno pregato utilizzando dei testi, magari a loro stessi suggeriti da Dio. La Chiesa ha, fin dalle proprie origini, utilizzato dei testi, delle formule, elaborate anche in riti e canti.

E Nostro Signore stesso chi ha dato la prima e la più importante delle “formule”, il Padre Nostro.

Si tratta di formule vuote che Dio non gradisce? Dobbiamo rifuggire dalla preghiere così come ci sono state tramandate in quanto affette da vuoto devozionismo popolare? E’ forse una contraddizione? Molti la pensano così.

E la chiave di lettura di questa apparente contraddizione ce la da la Madonna di Medjugorje che ci dice di pregare “col cuore”.
Ed è il cuore, centro simbolico dei nostri affetti, delle nostre emozioni, dei nostri desideri e pensieri, che ci permette di comprendere la apparente antinomia.

Le preghiere e le devozioni che la tradizione cattolica ci ha tramandato sono vuote parole non gradite a Dio quando vengono ripetute ed eseguite meccanicamente, senza porvi il proprio cuore, nella ipocrita e illusoria convinzione che basti moltiplicare delle parole per essere buoni cristiani, pensando magari nel contempo alle peggiori cose.

Le preghiere e le devozioni che i santi hanno formulato e la tradizione cattolica ci consegna diventano invece quel vero colloquio vivo con Dio se in esse mettiamo la nostra fede, la nostra passione, i nostri sentimenti, quando, cioè, crediamo a quello che diciamo.

Ecco il significato di questo blog, perché tra le mille preghiere e devozioni tramandatici dalla storia ci sono quelle che alcuni di noi possono sentire in maniera particolare, e con le quali meglio ci si può esprimere di fronte a Dio, magari perché rispondenti a momenti speciali della nostra vita

Nel blog vi sono le mie scelte, che come tali non pretendono di essere criterio universale. Nondimeno l’uomo oggi ha dimenticato i tesori della tradizione della preghiera e della devozione. Sicchè questo blog riveste da un lato espressione di scelte personali, e quindi di umile suggerimento, ma dall’altro di memoria pubblica di un tesoro da cui non bisogna vergognarci di attingere a piene mani.

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