I 14 modi di pregare di San Domenico

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1. La sua prima maniera di pregare era dunque questa: pregava inclinato profondamente, con le mani incrociate sopra le ginocchia, in questo modo: maniera di pregare che osservava anche in coro, allorché si dice alla SS. Trinità: «Gloria al Padre, e al Figlio e allo Spirito Santo». E insegnava ai suoi frati a fare altrettanto, servendosi di quel detto di Giuditta: «Sempre piacque a Te, o Dio, l’orazione degli umili e la preghiera dei mansueti» (Gdt 9,16).

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2. La sua seconda maniera consisteva nel pregare disteso completamente a terra, con le braccia aperte e col capo, ossia con la fronte, similmente a terra, quasi che si sentisse indegno di guardare il cielo, ossia l’immagine di Dio, in questo modo.
E, come se si vergognasse della Maestà Divina, ripeteva umilmente col pubblicano: «O Dio, abbi pietà di me che sono un grande peccatore» (Lc 18,13). E aggiungeva con Davide: «Io sono quello che ha peccato. Nessuno ti ha offeso più di me. Io solo merito di venire punito. Io solo ho commesso l’iniquità» (Sal 50,5 e Sal 24,25). Diceva anche: «Io non sono degno di guardare il cielo a causa della moltitudine della mia iniquità, perché ho provocato la tua ira ed ho operato male nei tuoi confronti» (Sal 43,26) , e anche: «Io sono prostrato nella polvere e il mio corpo è steso a terra… dammi vita, o Signore, secondo la tua parola» (Sal 118,25).
E, dicendo questa preghiera – cosa che gli succedeva in quasi tutte le altre – piangeva dirottamente, come se i suoi occhi fossero diventati un torrente di lacrime.

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3. La terza maniera consisteva nel pregare inginocchiato e inclinato, tenendo le mani giunte e il volto in questo modo.
E diceva quel salmo di Davide: «Venite, applaudiamo al Signore, acclamiamo al Dio nostro Salvatore, accostiamoci a Lui per rendergli grazie e a Lui acclamiamo con salmi, perché grande Dio è il Signore e grande re più di tutti gli dei» (Sal 94,1-3).
E insegnando anche questo ai suoi frati, li esortava a pregare anche Cristo, sull’esempio dei Magi.

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4. La quarta maniera consisteva nel pregare col corpo eretto e con le mani aperte e con lo sguardo fisso al crocifisso, in questo modo.
E diceva con Davide: «Illumina, o Signore, i miei occhi, affinché non mi addormenti nella morte e non dica il mio nemico: ho avuto finalmente vittoria contro costui» (Sal 12,4-5).

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5. La quinta maniera era questa. Tre volte ogni notte si disponeva a torso nudo e con una catena di ferro si flagellava duramente: una volta per i propri peccati, la seconda per i peccatori di questo mondo e la terza per le anime del purgatorio.
Inoltre di continuo portava cinta alla carne una catena di ferro.
Allora diceva quelle parole di Davide: «La tua disciplina, o Signore, mi ammaestrerà, la tua disciplina mi correggerà fino alla fine» (Sal 17,36), anche se io so, da quanto ho potuto apprendere dalla lettura assidua ed attenta della sua vita, ch’egli non commise mai peccato veniale grave e da quelli mortali fu sempre lontano.

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6. La sesta maniera di pregare era questa. Stava inginocchiato, inclinando il volto sopra la terra, con le braccia aperte, facendo molta violenza, con grande fatica, a tutte le sue forze e facoltà del corpo, in questo modo.
E allora diceva: «Dal profondo ho gridato a Te, o Signore; Signore, esaudisci la mia preghiera. Siano le tue orecchie attente alla voce della mia preghiera. Se Tu, o Signore, consideri le iniquità, chi potrà sussistere?» (Sal 129,1-3).

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7. Nella settima maniera di pregare stava completamente eretto, alzando un po’ gli occhi verso il cielo, in questa maniera, come quando mostrò il demonio sotto forma di un grande gatto.
Ma i suoi compagni non potevano udire ciò che diceva. Riferiscono soltanto ch’egli teneva una grande compostezza.

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8. L’ottava maniera consisteva nel pregare genuflettendo, moltiplicando cioè le genuflessioni, non solo facendone cento per notte come leggiamo dell’apostolo Bartolomeo, ma alle volte continuando a farne dalla sera fino a mezzanotte, ora alzandosi e ora inginocchiandosi a questo modo.
Alle volte, però, stando in ginocchio si riposava e restava a lungo quasi attonito ed estasiato, come un cherubino che fosse penetrato nel cielo, mostrandosi tutto giulivo e pieno di gioia. Dopo essere stato in tal modo ricreato da Dio, tornava alle genuflessioni, alle quali era talmente abituato dal lungo esercizio, che quando durante i viaggi i suoi compagni si riposavano, egli continuava devotamente a farne, come se si trattasse di una sua arte, di una sua abitudine e natura o di un suo singolare dovere. E diceva: «A Te, o Signore, ho levato i miei occhi, a Te che abiti nei cieli: ecco che l’anima mia ha in Te confidenza» (Sal 122,1) o altre simili preghiere.

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9. La nona maniera era questa. Pregava tenendo le mani alzate davanti al petto, a somiglianza di un libro aperto. Altre volte le congiungeva alla maniera in cui viene comunemente dipinta la Madre di Dio che piange il figlio crocifisso ai piedi della croce, e qualche altra volta con le braccia aperte fino alla spalla. Questi tre modi appaiono in queste tre figure.
E restava in piedi in atteggiamento di ammirazione come se aspettasse una risposta alla sua richiesta, oppure come fanno coloro che parlano e insieme rispondono. Sicché, secondo quanto riferiscono i suoi santi compagni, a chi avesse allora veduto questo Santo, gli sarebbe sembrato di vedere un profeta cui Dio stesse rivelando silenziosamente grandi segreti, oppure stesse parlando di qualche mistero con un angelo. Per poter pregare in questa maniera quando era in viaggio, alle volte “rubava ai compagni il tempo e il luogo” e poi si ricongiungeva a loro come se fosse un altro, parlava loro ad alta voce di Dio e della sua azione provvidenziale.

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10. La sua decima maniera di pregare era quella di stare col corpo completamente eretto, tenendo le braccia aperte come il Salvatore in croce, a questo modo.
Tuttavia non usava questa maniera di pregare se non quando chiedeva a Dio cose grandi. E persuadeva gli altri a non usarla se non quando dovessero fare richieste difficili. Allora diceva con Davide: «Ti ho chiamato tutto il giorno, o Signore, e verso di Te ho stese le mie braccia» (Sal 87,10), o altre preghiere simili.

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11. L’undicesima maniera consisteva nel pregare alzandosi sulla punta dei piedi e tenendo le mani alzate e congiunte sopra il capo, come una freccia lanciata con forza verso il cielo, in questo modo.
Non restava però a lungo in questa posizione, ma dopo un po’ di tempo tornava in sé, come se fosse giunto da un paese lontano dopo lungo cammino e come se fosse un cittadino del cielo pellegrino in questo mondo. E fu udito dire: «Esaudisci, o Signore, la voce della mia orazione, mentre Ti prego levando le mani verso il tuo tempio. Salga al tuo cospetto la mia preghiera, e l’elevazione delle mie mani verso di Te sia come sacrificio vespertino» (Sal 140,1-2).

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12. Come dodicesima maniera, dopo essersi fatto il segno della croce il Santo pregava tenendo un libro davanti a sé, leggendo in esso come se stesse parlando con Dio con molta attenzione, in questo modo.
E diceva: «Ascolterò quello che mi dice il Signore Dio» (Sal 84,9). Poi pareva che disputasse con un compagno, interrogandolo e rispondendogli, alle volte alterato, altre volte sereno, ora ridendo, ora piangendo, fissando il suo sguardo nel libro oppure allontanandolo, ora percuotendosi il petto ed ora parlando sottovoce.
E venerava molto quel libro, perché inclinandosi lo baciava. Alcune volte distoglieva da esso la faccia, mentre altre volte se lo poneva tra le mani, sostenendolo col davanti dello scapolare. E poi, pieno di affetto, come se rendesse grazie ad una persona eccellente per i benefici ricevuti, si scostava dal libro facendogli riverenza. Si inchinava poi ad esso come rasserenato e tornava a leggervi.

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13. Come tredicesima maniera, anche se ciò non accadeva molto spesso, pregava in ginocchio a questo modo.
Allora lo si udiva dire: «Esaudisci, o Signore, la mia orazione quando Ti prego e libera l’anima mia dal timore dei nemici». E, come se fosse stato esaudito, tutto allegro aggiungeva: «Tu mi hai difeso dalla congiura dei maligni e dalla moltitudine di quelli che sono operatori di iniquità» (Sal 63,1-2).

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14. Nella quattordicesima maniera egli pregava spogliato e inginocchiato, facendosi flagellare da un frate, secondo quanto narra il frate spagnolo che fu uno degli esaminatori, ossia dei delegati del Papa nel processo fatto in vista della sua canonizzazione, in questo modo.
Il suddetto frate riferì ch’egli, mentre veniva disciplinato, pregava tenendo le braccia conserte e dicendo quel salmo: «Miserere mei, Deus, secundum magnam misericordiam tuam» (Sal 50). E io credo che per questo motivo, per poter cioè imitare la penitenza del loro Padre, sia stata introdotta nel nostro Ordine la consuetudine per la quale in certi tempi un frate disciplina tutti gli altri riuniti insieme.
Si deve inoltre notare, che in qualsiasi maniera S. Domenico usasse pregare, sempre piangeva e spargeva lacrime in abbondanza e sempre otteneva ciò che chiedeva. E non interrompeva la preghiera per nessun impedimento o turbamento.

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